Po custus Coloris

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“Ma era necessario che i Ratapignata scrivessero una canzone dedicata alla squadra di calcio del Cagliari?”. L’idea mi è venuta non per necessità ma per una serie di eventi non previsti, non programmati; il testo è venuto fuori in maniera spontanea e, se non avessi colto il fatidico attimo, probabilmente non sarebbe mai nato. È bastata una chiacchierata alla fine di un nostro concerto, con un ragazzo appassionato di musica e con la “Febbre a 90” per il Cagliari. Si parlava della retrocessione in serie B (fatto per lui di rilevanza minima, perché tanto alla fine si risale in serie A), ma, soprattutto, della grande amarezza dovuta al fatto che per il campionato 2015/16 la società non avrebbe inserito nella rosa alcuni giocatori, che per anni hanno dato al Cagliari fiato e grandi soddisfazioni.

A suo avviso ormai le “Bandiere”, quelle vere, non esistono più, sono in via d’estinzione perché le squadre cambiano i giocatori continuamente, e alla fine non sai più “chi gioca con chi”. Mi raccontava dell’episodio in cui lui e altri tifosi, alla fine del campionato, sono andati a salutare sotto casa questi ex rossoblù, per dimostrare tutto l’affetto e la riconoscenza. Non allo stadio, ma sotto casa, in strada; questo per me è emozionante e mi fa pensare alle immagini del film “Maradona” di Kusturica, quando Manu Chao canta una canzone a un “Pibe de Oro” emozionatissimo che piange come un bambino in strada, nella sua strada della città dove è nato. Credo che i tifosi cagliaritani abbiano un legame particolare con questo tipo di giocatori, perché a Cagliari ha giocato e vive la “Bandiera” per antonomasia e non aggiungo altro. La passione di questo tifoso cagliaritano, proviene da lontano è genuina, popolare de bixinau, è spontanea, vera e allegra. La cosa mi piace e mi affascina. A me piacciono le storie e se si parla di calcio, resto affascinato da Zola e le sue imprese epiche in Inghilterra; mi ha colpito la storia della breve vita di Gigi Meroni e il suo stile; quella di Socrates venuto in Italia per conoscere prima la storia di Gramsci e poi per giocare a pallone. Sono belle le storie dei sogni realizzati, come quelle di giocatori che riescono alla fine a giocare nella squadra che tifano come Cossu, Luccarelli o Totti. Un calcio romantico e realmente umano.Dopo quella chiacchierata, dopo il concerto è bastato tornare a casa e poco prima di andare a letto il testo era pronto, dedicato ai tifosi del Cagliari che hanno la “Febbre a 90”.Ho tenuto il testo per mesi solo per me e poi l’ho voluto condividere con un altro amico che allo stadio ci va da una vita. Io allo stadio non ci vado più, ho un’altra passione, quella per la musica. Ci andavo a saltare quando avevo 15 anni, che quando arrivavo alla fine delle ringhiere, mi prendevo le manganellate dei celerini sulle dita; dovevo riscendere e saltare dalla curva Sud e poi fare il giro del fossato per risalire in curva Nord, per vedermi gli ultimi 20 minuti della partita con le dita gonfie. Anche questo mio amico ha la “Febbre a 90”. Ho voluto sapere la sua storia, abbiamo parlato della vita dei tifosi, degli spazi dove si incontrano per pre

parare le trasferte (vere e proprie odissee) e organizzare le coreografie. Mi ha raccontato come vivono i cagliaritani la passione per la squadra che gioca al Sant’Elia; dei tifosi sardi che studiano o lavorano fuori dall’isola e che ogni volta che giocano i rossoblu si incontrano per vedere tutti insieme “Sa Partida”. Ci siamo visti altre volte e mi ha incoraggiato a proseguire con quest’idea e a condividerla con il resto del mio gruppo. Da lì in poi ci sono voluti un po’ di mesi per chiudere il brano e registrarlo. Il titolo della canzone è “Po Custus Coloris” e il 12 Dicembre lo presenteremo a Sa Domu, uno degli spazi culturali più giovani della città e a cui auguriamo “Atrus Annus”!

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